martedì 24 novembre 2009

La sostanza, i gggiovani e le sostanze dei gggiovani

Pedanti considerazioni sulle navette e sul discutere sulla sostanza e di sostanze varie.
Andiamo con ordine. Quella formalizzata dal PDL è una proposta di sussidio. Mi spiego meglio: l'attuale prezzo delle consumazioni include il costo di avere un incidente con relativa conseguenza penal-privata. Se la fiscalità generale finanzia le navette detto prezzo viene artificialmente abbassato.
Prima di addentrarmi nella logica della questione faccio notare che:
a) sotto condizione di razionalità (i giovani incorporano effettivamente il costo incidente nelle loro decisioni) il suddetto prezzo non è evidentemente così alto, il che implica che la probabilità di incidente forse non è così mostruosa (in effetti i dati ISTAT sembrano in parte confermarlo, anche se sono disponibili fino al 2004);
b) una parziale conferma della razionalità di cui al punto sopra è l'andamento temporale degli incidenti, che segna effettivamente un calo nel periodo sotto osservazione e che io suggerivo essere correlato con l'aumento dei controlli (wild guess, ovviamente, ma non ho alcuna intenzione di offrire studi gratuiti).
Visto che si vuole discutere di sostanza, sarebbe d'uopo che i proponenti cercassero gli opportuni dati per poter affrontare quantitativamente la quistione.

Qual è la ratio di sussidiare una produzione o un consumo? Esistono fondamentalmente due motivi: il primo corrisponde a una logica di efficienza, quando essa produce esternalità positive (effetti esterni che non sono incorporati nei prezzi) ; la seconda è quando risponde a qualche criterio di preferenza sociale, un bene meritorio, per esempio, o un bene sussidiato per ragioni di equità o di giustizia, secondo una qualche formulazione socialmente accettata. Faccio notare che la seconda motivazione è di per sé arbitraria, perché non è possibile ricavare, in modo democratico, un ordinamento sociale coerente a partire da preferenze individuali, quindi aggrapparsi a questa è di per sé inconcludente, vorrei solo puntualizzare che si tratta di un trasferimento forzoso di ricchezza da chi sta a casa o va a teatro a chi si droga o ubriaca. Alquanto iniquo, direi, ma qui abbiamo filosofi che maneggiano meglio la materia. Sul primo punto, mi sembra palese che il consumo di alcool sia eventualmente un'esternalità negativa e in quanto tale andrebbe tassata e non sussidiata!

Veniamo alla proposta alternativa, che con un pizzico di enfasi chiamerò Busato-Cervella, che mi da l'opportunità di dire due cosine sul significato di sostanza. Fare pagare la navetta a discoteche e gggiovani. Risponde a un criterio di efficienza?
Valgono le seguenti assunzioni:
a) i ggiovani decidono il consumo del sabato sera in maniera indipendente da altre decisioni (in pratica faccio un esercizio di equilibrio parziale);
b) sono neutrali al rischio e quindi disposti a pagare, per assicurarsi, non più del valore atteso del danno.
[Formalmente assumo preferenze quasi lineari].
Data l'attuale domanda di alcolici, cosa cambia se i ggiovani devono pagare le navette? Il problema è che pagano se vogliono, cioè se il costo del biglietto non è maggiore del costo atteso di sfasciarsi in macchina. La proposta Busato/Cervella propone di "monetizzare" il danno atteso (se i ggiovani sono avversi al rischio allora sarebbero in effetti disposti a pagare di più, ma non ho tutta la nottata per scrivere questo post): se il danno atteso è relativamente basso (cifre su incidenti in provincia di Cuneo, please) rispetto al costo di organizzazione delle navette allora non molta gente accetterà. Qui casca l'asino io credo: mentre a Rimini si tratta di bus che percorrono il lungomare, dove la maggior parte degli hotel e dei locali sono situati, pensate solo nelle Langhe che razza di percorsi dovrebbero fare! Ciò detto, sempre in nome della sostanza, si potrebbe rendere alto il danno atteso moltiplicando i controlli. Qui si pone un problema di equilibrio generale: where does the money come from? Per esempio, perché non spulciamo nei fondi della Legge 16? (Ho il terrore di sapere come si spendono quei soldi). Siamo sicuri che non si possa dirottarli alla polizia sotto condizione di usarli solo per controlli stradali? Avrebbe un sicuro beneficio indipendentemente dalla questione navette, visto che la sicurezza è un bene pubblico [Non so e non mi interessa il procedimento legale per fare questo accordo].
Tuttavia, esiste un altro metodo: perché non tassiamo i locali notturni (un tanto a consumazione), come dicono Busato Cervella? In condizioni di mercato, la tassa verrebbe in parte scaricata sui consumatori attraverso prezzi più alti, dipendendo da quanto è elastica la domanda. Quanto sia elastica… beh questo potrebbero dircelo i mitici teorici del discutere sulla sostanza: dateci i dati dei prezzi e dei consumi di alcolici (da quel che ho capito è il business personale di chi fa le proposte, Am I correct?) e si può fare una stima. [Non a me: io non offro consulenze a pagamento, non me ne frega una mazza e soprattutto mai e poi mai collaborerei con un partito italiano. Io ho votato con i piedi!]
Potrebbe esserci spiazzamento? Due casi:
a) il numero di non sfattoni è rilevante e quindi questo indurrebbe a consumatore al di sotto della soglia, eliminando buona parte del gettito della tassa, impedendo le navette e lasciando inalterato il consumo di sfattoni che sono quelli che provocano incidenti;
b) il consumo di alcolici sarebbe sostituito da consumo di droghe, non tassato, impedendo di finanziare navette, ma lasciando inalterato il problema incidenti.
Data l'entità della soglia, direi che il caso sub a è irrilevante (ma anche qui, i dati su chi consuma una volta sola?). Per b, le cose sono più complicate: my educated guess è che nei locali dovi i ggiovani lottano strenuamente per il diritto al futuro, tra un gin tonic e Gigi D'Ag, la droga circoli parecchio, ma per gli sfattoni sia più che altro complementaria e non sostituta. Comunque sempre in nome della sostanza su cui discutere, i dati sul consumo di sostanze possono anche essi messi a disposizione!
La proposta Busato/Cervella andrebbe poi definita in termini di equità: su chi grava? Discoteche? Disco e Pubs? E le pizzerie? Realisticamente, aprire la platea al maggior numero di locali abbasserebbe mostruosamente l'aliquota, ma politicamente non è praticabile (mi immagino già qualcuno incatenarsi in piazza Savona per il diritto al futuro dello sballo).
Rispondendo alla domanda direi che se accettiamo che l'esternalità esiste, allora la proposta Busato/Cervella è fondata, ma pone alcuni problemi di equità e parecchi di implementabilità. [ca va sans dire, era una provocazione]

Certo esiste sempre la possibilità di usare tutti i fondi inutili della Provincia (probabilmente tutto il budget della Provincia stessa) per controlli di polizia, in tal caso la gente organizzerebbe le navette da sola; avremmo meno fighetti che sfoggiano SUV con le protezioni anti canguri ad Alba, ridurremmo la produzione di CO2, io potrei dormire la notte invece di scrivere per il mio blog e avremmo una fastidiosa campagna elettorale in meno. Chiamatela proposta Bogliacino!

6 commenti:

Francesco B. ha detto...

premessa uno: io bevo e sono felice, non certo un astemio

premessa due, per i cantori della meritocrazia che fanno carriera nella aziende del papi: chi si avventurasse da queste parti volendo discutere del mio maggiore o minore leninismo, non riceverà parole di conforto. E questa volta non ci saranno intercessioni benevole da terre sudamericane, proprio eprchè avvertiti

kokis ha detto...

Devo essere sincero, quando ho letto il post la prima volta,a parte non capirci almost 'na mazza, mi son domandato perché avevi dedicato del tempo ad analizzare una proposta vagamente surreale. Ho poi letto qua e là i vari post sull'argomento e i commenti. Ho ricevuto l'illuminazione.

Mi chiedo quando persone con incarichi pubblici dovranno iniziare a rendere conto di quello che scrivono e dicono.

Ma lasciamo perdere. Solo un paio di considerazioni: per prima cosa, mi sembra che gli usi e costumi di cui si parla non siano né "tradizionali" né dalla storia millenaria. Per quel che mi sembra -- totalmente a naso, riflettendo sulla mia esperienza di ggiovane -- è che le abitudini di consumo stiano cambiando regolarmente, e che il "social drinking" tipico delle regioni del sud dell'Europa venga rimpiazzato progressivamente dal fenomeno del "binge drinking."

Proposte del tipo "tutti in navetta cotti come pere" mi sembrano niente altro che un modo per attivare un fenomeno di "circular causality" -- come direbbe Deacon -- che rinforza la sedimentazione a livello sociale di una pratica di quel tipo. Detto in un altro modo, creare un mondo strutturato attorno ad un fenomeno del tipo sopra descritto, ne amplifica a dismisura il significato simbolico e la capacità di attirare soggetti in quel tipo di dinamica. Politiche di questo tipo mi sembra rimettano solo in circolo il problema.

Altra considerazione: sono cresciuto tra la Toscana e il Piemonte -- nei mie anni ggiovanili -- ma da un pochino vivo aldilà dell'oceano, patria delle campagne repressive sul consumo di alcol e esempio ultra-citato quando si parla di queste cose: "Ma negli Stati Uniti..." Questo paese ha un problema di alcolismo che è spaventoso, una diseducazione al bere che farebbe incazzare anche il vecchietto della pubblicità del "vin nel carton" e una numero di morti per guida in stato alterato che è la prima causa di morte per i giovani.

La mia impressione --di nuovo, assolutamente soggettiva e probabilmente errata-- è che un sistema altamente repressivo da un parte (quello dei controlli e delle pene) e completamente menefreghista dall'altra (quello dell'educazione) generi un effetto booster in questi casi.

Per chiudere con una battuta, vorrei sapere perché se vado in discoteca, dove ballo musica "straniera" (spesso cantata da persone che sono degli spacciatori :P), giocando al piccolo chimico con bevande dalla provenienza estera e dai nomi "esotici" mi portano a casa, se vado al ristorante italico, consumando libagioni italiche e dissetando le mie papille con nettare italico, mi mettono la paletta, mi tolgono la patente e mi dicono che sono cattivo?

Ripeto, l'ultima è una battuta, non voglio incoraggiare la creazione di navette anche per questa ragione. Chiudo con una domanda: ma le licenze dei taxi sono state liberalizzate?

Francesco B. ha detto...

andre
tu sai bene che io non sono certo un proibizionista :-) sull'alcool poi, figuriamoci.

è solo che mi inkazzo che il tono del dibattito sia sempre così scandente: un tipo ceh propone una legge in pieno conflitto di interessi e se uno critica naturalmente si inizia con il controllo del grado di comunismo, si dice che non hai mai proposte, bla bla.

ho buttato via il mio tempo ma almeno ora il re è nudo :D

quand'è che ci regali un nuovo post su qualcosa :-)

abrazo

kokis ha detto...

figurati se non ti capisco, e ovviamente hai la più completa empatia e rispetto per riuscire a rispondere con civiltà a degli insulti sgangherati.

Sono un po' incasinato: ho avuto un po' di problems at school, poi te ne parlo a quattr'occhi, o meglio, a due schermi :)

Un abbraccione!

Ricc@rdino ha detto...

Proposta TREZZI/Bersani:

Facciamo costare meno i taxi. Il mercato farà il resto.

: )

R.

Francesco B. ha detto...

sono d'accordo con te ovviamente, ricky, peró la tua é unfair: é candidato a presidenza della provincia, non credo possa liberalizzar i taxi. non lo farebbe comunque visto che i taxisti votsno per lui, ma tecnicamente non ptrebbe :-)